Reddit invaso dai bot AI che parlano tra loro: stiamo andando verso l'anti-social?
Metà del traffico web è generato da bot e su Reddit interi subreddit sono conversazioni tra AI. La dead internet theory non è più una teoria. E ora?
C'è un'immagine che non riesco a togliermi dalla testa: un subreddit dove i bot pubblicano post, altri bot commentano, altri bot ancora votano. Nessun umano scrive, nessun umano legge. Eppure il flusso continua, giorno e notte, conversazioni intere che esistono solo per altre macchine. Non è uno scenario di fantascienza: succede adesso, su Reddit, e su buona parte di internet.
La chiamavano "dead internet theory" e fino a qualche anno fa era materiale da complottisti. Oggi i numeri dicono che il complotto si è avverato da solo, senza bisogno di nessun burattinaio: secondo le stime più recenti, circa il 51% del traffico web è non umano. Più della metà di internet parla con se stessa.
L'esperimento che ha rotto il patto
Il caso che ha fatto più rumore è quello dell'Università di Zurigo. Alcuni ricercatori hanno condotto un esperimento su Reddit, infiltrando bot AI nelle discussioni senza dire niente a nessuno. I bot leggevano la cronologia dei post degli utenti a cui rispondevano per risultare più convincenti possibile. E si sono spinti molto oltre il lecito: si sono finti una sopravvissuta a violenza sessuale, un uomo nero contrario al movimento Black Lives Matter. Identità costruite a tavolino per massimizzare la persuasione.
Reddit l'ha presa malissimo. Il chief legal officer Ben Lee ha definito l'esperimento "profondamente sbagliato sul piano morale e legale" e ha minacciato azioni legali contro l'università. Giustamente. Ma la parte che dovrebbe inquietarci non è l'etica dei ricercatori: è che ha funzionato. I bot hanno persuaso, hanno raccolto consensi, hanno cambiato opinioni. Nessuno si è accorto di niente finché i ricercatori stessi non l'hanno rivelato.
Se un gruppetto di accademici con un budget universitario riesce a fare questo, cosa sta facendo — in questo momento — chi ha veri incentivi economici o politici e nessun comitato etico a cui rispondere?
Non solo Reddit: i numeri del web sintetico
Il problema va molto oltre i social. Ahrefs ha analizzato 900.000 pagine web appena pubblicate: il 74,2% conteneva contenuti generati dall'AI. Tre pagine su quattro. E parliamo di contenuti pubblicati, indicizzati, che competono per la tua attenzione e per i risultati di ricerca.
Facciamo i conti: se metà del traffico è bot e tre quarti dei nuovi contenuti sono sintetici, la probabilità che una "interazione" su internet avvenga tra due esseri umani si sta riducendo a vista d'occhio. Il social network — l'idea stessa di rete sociale — si sta svuotando dall'interno. Le piattaforme restano in piedi, le metriche continuano a salire, ma dentro c'è sempre meno società e sempre più simulazione.
Per chi fa marketing questo è un problema enorme e poco discusso: stai comprando visibilità presso un pubblico che in parte crescente non esiste. Le impression ci sono, gli engagement pure. Le persone, non è detto.
Verso l'anti-social
Ed eccoci alla domanda del titolo. Io credo che la risposta sia sì: stiamo andando verso l'anti-social, ma non nel senso apocalittico del termine. Nel senso di una inversione di valore: per vent'anni il valore di una piattaforma è cresciuto con la sua apertura e la sua scala. Più utenti, più contenuti, più connessioni, più valore. Quel modello si sta rompendo, perché apertura e scala sono esattamente le caratteristiche che i bot sfruttano meglio.
Il valore si sta spostando dove i bot non arrivano, o arrivano male: le community piccole e verificate, dove conosci le persone con cui parli. Le newsletter, dove un autore identificabile si gioca la reputazione a ogni invio. I gruppi privati, le chat, gli eventi dal vivo. La fiducia diventa il bene scarso, e la fiducia non scala.
Lo vedo anche nel mio piccolo. Le recensioni dei clienti di selli.io e dei miei studenti valgono perché sono verificabili una per una, con nome e piattaforma d'origine. La mia newsletter funziona perché chi la riceve sa che dietro c'è una persona che risponde. Sono cose artigianali, lente, non automatizzabili. Ed è esattamente per questo che funzionano.
Le piattaforme corrono ai ripari (in ordine sparso)
La reazione delle piattaforme a tutto questo è interessante, perché rivela il conflitto di interessi che le paralizza. Da un lato i bot gonfiano le metriche che vendono agli inserzionisti: utenti attivi, engagement, tempo speso. Dall'altro, se gli utenti umani smettono di fidarsi, il castello crolla. Così vediamo strategie contraddittorie: verifiche dell'identità a pagamento, sistemi di "proof of humanity", paywall che dovrebbero scoraggiare i bot ma intanto scoraggiano anche gli umani.
Reddit stessa è il caso di scuola: minaccia cause ai ricercatori di Zurigo per proteggere l'autenticità della piattaforma, e contemporaneamente vende i suoi dati alle aziende AI per addestrare proprio i modelli che generano i bot del problema. Non è malafede, è il modello di business che si morde la coda.
La mia previsione è che la "verifica di umanità" diventerà uno strato infrastrutturale di internet nei prossimi anni, come lo è diventato il certificato SSL: prima opzionale, poi atteso, infine obbligatorio. Chi costruisce community e piattaforme oggi dovrebbe progettare con questo orizzonte in mente. E chi le abita — cioè tutti — dovrebbe iniziare a sviluppare l'equivalente digitale dell'olfatto: account recenti con attività iperprolifica, risposte troppo veloci e troppo ben strutturate, opinioni perfettamente calibrate sull'interlocutore. Nessun segnale è definitivo, ma l'insieme racconta.
Cosa significa per chi fa business online
Se hai un'azienda, qualche conseguenza pratica da questa storia la devi trarre. Provo a metterle in fila.
La prima: smetti di misurare il successo in volumi. Follower, impression, traffico — sono metriche sempre più inquinate. Misura le cose che un bot non può falsificare facilmente: clienti che tornano, risposte a una mail, persone che si presentano a un appuntamento.
La seconda: investi sui canali proprietari. La tua lista email, il tuo sito, la tua community. Tutto ciò che vive su piattaforme altrui è esposto sia ai bot sia ai cambi di algoritmo. Tutto ciò che possiedi mantiene valore anche quando il rumore cresce.
La terza: la prova di umanità diventa un asset di marketing. Mostrarsi in faccia, in video, dal vivo. Firmare le cose. Rispondere personalmente. Nel 2020 era un vezzo, oggi è un differenziale competitivo, e domani sarà l'unico modo per essere creduti.
C'è anche un risvolto per chi assume o collabora: la due diligence sulle persone passa sempre meno dai profili social — falsificabili in scala — e sempre più dalle prove di lavoro verificabili: progetti pubblicati, codice su GitHub, clienti contattabili, presenza dal vivo. Il curriculum digitale sta seguendo la stessa parabola del contenuto digitale: l'abbondanza l'ha svalutato, la verificabilità lo rivaluta.
Il paradosso finale
C'è un'ironia amara in tutto questo, e non voglio nasconderla: io uso l'AI ogni giorno. La uso per costruire software, per analizzare dati, per lavorare meglio. Una parte dei contenuti sintetici che inquinano il web nasce da strumenti molto simili a quelli che insegno nei miei corsi.
Ma è proprio questa la distinzione che conta: l'AI come strumento nelle mani di una persona identificabile che si assume la responsabilità del risultato è una leva straordinaria. L'AI come sostituto della persona — fingere umanità, fabbricare consenso, simulare community — è il veleno che sta uccidendo l'internet aperto.
La tecnologia è la stessa. La differenza è chi firma. E nei prossimi anni, secondo me, la firma varrà più del contenuto.
Fonti: Futurism, Dead Internet Theory – Wikipedia, Medium – The Dead Internet Is Real, grigio.org